Lo scafandro e la Farfalla
Un film di Julian Schnabel
Con Mathieu Amalric, Emmanuelle Seigner, Marie-Josée Croze, Anne Consigny, Patrick Chesnais, Niels Arestrup, Olatz Lopez Garmendia, Jean-Pierre Cassel, Marina Hands, Max von Sydow, Emma De Caunes. Genere Drammatico, colore 112 minuti. - Produzione Francia 2007
Finalmente il 2008, iniziato senza grande brio, porta uno di quei film che non si possono
dimenticare, uno di quelli che è davvero impossibile non apprezzare.
E come spesso capita sono proprio le storie vere quelle che toccano maggiormente l'anima,
che ci stravolgono le viscere dal profondo.
Tuttora è difficile parlarne, liberare dalla mente dalle molte immagini che la affollano e dare
senso a questo fluire di emozioni che si sono impossessate di me.
La storia di Jean-Dominique Bauby è di quelle che ti porta a chiedere cosa stai facendo tu della tua vita, perché peggio della morte, inattesa, prematura, c'è la consapevolezza, la lucidità di averla sprecata. Di non aver saputo amare abbastanza, di non aver saputo cogliere le occasioni nella vita, di non aver avuto le palle per scegliere.
Tutto questo ce lo racconta Jean-Do chiuso nello scafandro del suo corpo, mentre la sua mente si schiudono mille farfalle di cui ha voluto renderci partecipi con l'enorme sforzo compiuto nello scrivere il suo libro.
E nello scafandro ci siamo anche noi con lui, per la prima parte del film, in cui le inquadrature sono tutte in soggettiva e anche noi possiamo vedere col solo occhio sinistro quella piccola parte di vita che vi scorre dinanzi. L'effetto è di un senso di claustrofobia e di impotenza che, pur disturbando, e non poco lo spettatore, riesce sicuramente a garantire un'identificazione totale col personaggio (e la scena in cui l'occhio destro gli viene cucito, vista dal di dentro, è di quelle che fanno contorcere sulla poltrona).
La regia è molto curata, presente, visibile, ma non invadente (ogni riferimento ad altri film è puramente NON casuale) e Mathieu Amalric ci ha regala una prova notevole cucendosi addosso uno scafandro da cui sa liberarsi all'occorrenza riacquistando il suo volto da simpatico mascalzone che lo rende tanto attraente.
Coinvolgente ed emozionante dall'inizio alla fine tocca i massimi livelli di coinvolgimento nei momenti in cui Jean-Do parla riferendosi direttamente alla sua condizione di padre e di figlio.
"Un abbozzo di padre, un'ombra di padre è sempre meglio di niente" e "Dev'essere dura per un padre parlare ad un figlio sapendo che non potrà rispondergli" sono le due frasi che esprimono bene il suo dolore.
Un film che picchia duro, lascetevi battere, ne vale la pena.
Voto di Trinity: 9