Gone Baby Gone
Un film di Ben Affleck. Con Casey Affleck, Michelle Monaghan, Morgan Freeman, Ed Harris, John Ashton, Amy Ryan, Amy Madigan, Titus Welliver. Genere Drammatico, colore 114 minuti
Allora io inizierei col dire che su Ben Affleck non avevo alcun pregiudizio dal momento che i suoi filmetti li avevo tutti accuratamente evitati un po' per perizia un po' per culo, a parte il finale di Pearl Harbor, visto distrattamente in tv.
Piuttosto, dato il riscontro positivo visto in rete, mi sono fiondata nell'unica sala romana (fortunatamente a me piuttosto vicina) per vedere questa bella sorpresa cinefila del 2008!
E la sorpresa c'è stata.
Con un volo pindarico mi viene spontaneo ricollegare quest' opera a Cassandra's Dream e Before the Devil Knows you're Dead, per la totale assenza di speranza che accomuna queste tre pellicole: gli Usa escono massacrati da questi tre ritratti nei quali domina la più completa assenza di fiducia nell'uomo anche quando si tratta dei rapporti di parentela più stretti (rispettivamente due fratelli e uno zio, due fratelli e un padre e, da ultimo, una madre e una figlia).
L'effetto è devastante, la sensazione è di un senso di oppressione claustrofobica, di angoscia cosmica per la desolazione immensa che si vede e che raggiunge il massimo nel momento in cui si ha la sensazione di non aver realmente capito cosa sia avvenuto quella notte, fino al doloroso e dilaniante epilogo finale.
Si rimane con la domanda in testa: "Sì, ma io cosa avrei fatto?", col dolore di dover scegliere, e non saperlo fare, tra la legge è il minimo di buon senso, o senso pratico (o non so neanche io cosa sia) che prevederebbe di prendere la decisione migliore per il minore in questione.
Affleck coinvolge fin dal primo momento, portando la macchina da presa in quei sobborghi fatiscenti di Boston in cui madri sbandate, pedofili in libertà e drogati di tutti i livelli sono la prassi, accarezzando quei volti, quei corpi immensamente ciccioni e sudaticci; ci fa veramente sentire al puzza della fogna in
cui ha ambientato la sua tragica storia.
Interessante la riflessione sul rapporto uomo-bambino, cosa sia giusto che un adulto faccia per preservare l'integrità dell'infanzia, argomento su cui ho iniziato da ieri un testa a testa con me stessa su cui ancora non so decidermi. Meno complicata è al risposta su cosa fare di un pedofilo, lì
Grande prova di Affleck, coinvolgente, emozionante, avvincente e disarmante. Suportato sicuramente davanti alla macchina da presa dal fratellino Casey (un'espressione compressa, perennemente tesa, che raramente si lascia andare a qualche smorifa), che dopo L'Assassinio di Jesse James non può che dare conferme , da Morgan Freeman su cui non è necesario dire altro, e da Amy Ryan, la cui candidatura agli Oscar mi era del tutto sfuggita (mea culpa). L'unica nota stonata è Michelle Monaghan piuttosto inespressiva.
Inutile dire che vi consiglio di vederlo, suonerebbe come una presa in giro, data la presenza in sole 6 copie in tutta Italia; io mi ritengo davvero fortunata.
Ps: ma Remy Bressant non sembrava la copia brutta è invecchiata del Nikolai di Eastern Promises???