Ormai ragazzi mi sono data al vintage: dopo Marlon Brando è stata un escalation di scoperte di veri e propri mostri sacri del cinema ai quali vorrei dedicare numerosi post: da Audrey Hepburn a Cary Grant, da Cukor a Mankiewicz, continuando con Billy Wilder e Hitchcock, passando per Marilyn Monroe e Charlie Chaplin e potrei continuare a lungo la mia ricca lista.
Oggi l'ispirazione mi conduce a parlare di due tra i film più apprezzati della lunga serie che ho visionato a tutt'oggi (penso di essere drogata e prima o poi finirò in una casa di cura per cinefili compulsivi! Almeno venitemi a trovare
)
I due film in questione sono: La Costola di Adamo di George Cukor (1948) e Indovina chi viene a cena di Stanley Kramer (1967) entrambi interpretati dalla coppia più bella del cinema: Katharine Hepburn e Spencer Tracy, che dopo questi due film si guadagnano il mio modesto riconoscimento come "coppia impegnata di Hollywood".
Le due commedie trattano infatti due temi molto molto seri e purtroppo ancora attuali: parità dei diritti uomo/donna e razzismo.
Ma andiamo con ordine:
La costola di Adamo: Cukor mette in scena una commedia briosa grazie alle due magistrali interpretazioni di questi giganti del cinema.
Entrambi sono avvocati ed assumono rispettivamente accusa e difesa dello stesso caso: una donna è accusata di tentato omicidio del marito e della sua amante.
A difenderla ci penserà Katharine che in aula diventa una leonessa determinata a difendere non solo la moglie tradita e maltrattata, ma tutte le donne, lottando affinché la legge sia uguale anche per il sesso "debole".
Spencer Tracy dal canto suo accusa l'imputata in modo piuttosto vile e arrogante senza rendersi conto della battaglia sociale condotta dalla moglie.
I due inizialmente bonari l'un l'altro nell'aula (fortissimie le scenette in cui lasciando cadere le rispettive penne per terra si lanciano bacetti e smorfie da sotto al tavolo, come due scolaretti),
inizieranno ad inacidirsi e a portare la controversia nella loro vita privata.
Completamente obnubilato da quello che ritiene un affronto da parte della moglie, Puccio
questo il soprannome del viceprocuratore Bonner, accuserà la moglie di essersi trasformata in un Uomo, in un AVVERSARIO e rivendicherà il desiderio di volere a fianco una DONNA-DONNA e non una DONNA-UOMO (Voglio una donna,donna,donna/donna con la gonna,gonna,gonna!)
La calma in casa Bonner tornerà non senza colpi bassi da parte dell'una e dell'altra parte, volti a voler dimostrare ognuno le proprie ragioni, dando vita a situazioni divertenti come quella del "tentato omicidio" con tanto di pistola alla liquirizia.
Durante la visione non ho faticato ad immaginare i due, marito e moglie anche nella vita reale, lanciarsi insulti e colpi bassi per poi riappacificarsi nelle liti che saranno sicuramente occorse nei tanti anni di vita insieme. In una parola: commovente.
Film coinvolgente, esilarante, da donna non ho potuto che tifare per Katharine, che nel mio cuore si è già conquistata il posto come miglior attrice di tutti i tempi (non a caso ha vinto più di ogni altra attrice con 4 Oscar e ben 12 nomination).
Indovina chi viene a cena: questo film è grandioso per molti versi: lo è per gli interpreti, dei quali ho apprezzato su tutti Katharine Hepburn, che a 60 anni e con le rughe è, se possibile, più affascinante di quando ne aveva trenta, e gli altri due giganti Spencer Tracy e Sidney Poitier: un cast che meglio assortito di così si muore.
Ma la cosa più interessante è che nel 1967, nel pieno fervore del movimento pacifista animato da M.L. King, l'anno prima in cui questi venisse ucciso, il cinema si interrogava sulla questione razziale in un modo molto diretto, mettendo in scena dialoghi che a tratti sembrano irreali, per quanto sono graffianti.
Una frase su tutte: "Neanche io pensavo che mi sarei mai potuta innamorare di un negro, ma è successo!" alle mie orecchie è suonata come un ceffone e non ho potuto che pensare: "Non può verlo detto davvero!"
Ma andiamo con ordine: questa commedia affronta il tema del razzismo e in particolare delle coppie miste.
L'"Uomo Nero" che vorrebbe portar via la giovane bianca e di buona famiglia, (una famiglia "liberal", in cui padre e madre hanno sempre predicato il buon principio secondo cui tra bianchi e neri non c'è nessuna differenza), dicevo l'uomo nero qui è un medico, ma non un medico qualunque un medico di fama internazionale...
Con mia sopresa l'unico neo che la famiglia trova per questa unione si riassume nella pigmentazione della pelle, e non nel fatto che fosse stato deciso dopo una conoscenza di soli 10 giorni o per la differenza d'età tra i due di ben 14 anni.
Oltre alla differenza tra bianchi e neri viene messa in luce anche quella tra universo femminile e maschile e tra la generazione adulta e quella giovane.
La sensibilità femminile, romantica e irrazionale, dopo un primo momento di perplessità, non esiterà infatti ad appoggiare un matrimonio basato sull'amore, mentre la razionalità maschile vedrà solo ed esclusivamente le difficoltà chei due giovani dovranno affrontare in un mondo che li avrebbe disprezzati per aver osato andare contro alla "naturale" distinzione bianchi/neri.
Altro contrasto, quello generazionale è splendidamente interpretato dal confronto tra padre e figlio (il giovane medico ed il vecchio padre postino) in cui il giovane rivendica il peso "sul groppone" che il padre ha e che tutta la vecchia generazione rappresenta per quella giovane, ostacolata nel tentativo di emancipazione dalla ghettizazione che i neri hanno accettato e a cui vorrebbero che anche i figli si sottomettessero.
I due daranno vita ad uno dei dialoghi più belli mai uditi che si riassume con la frase del brillante medico: "[...] Tu ti consideri ancora un uomo di colore, io mi considero un uomo".
Ancora una volta questa commedia ci regala una bella interpretazione di K. Hepburn e S. Tracy, nuovamente divisi e in disaccordo ma che finiranno per convergere (e ancora una volta è sempre Katherine ad essere dalla parte del giusto
).
Stupenda la dichiarazione d'amore che Matt Drayton (spencer tracy) fa a Mrs. Drayton, commovente se si pensa che Tracy morirà due settimane dopo la fine delle riprese di questo film, nono e ultimo accanto alla compagna di una vita.
Un film sorprendente, ironico, graffiante, tra i migliori 120 minuti mai spesi da queste parti.