Ciak...si cinema!

La santissima trinità del cinema è tornata
sabato, 03 maggio 2008

Zero - L'inchiesta sull'11 Settembre

zeroProdotto da: Thomas Torelli per la TPF Telemaco
Regia: Franco Fracassi e Francesco Trento
Autori: Giulietto Chiesa , Franco Fracassi , Francesco Trento, Thomas Torelli, Paolo Jormi Bianchi
Fotografia: Christin Di Prinzio, Marco Ricchello
Montaggio: Annalisa Schillaci Musiche originali: Alessandro Molinari Voce narrante: Francesco Pannofino

Presentato lo scorso Ottobre alla Festa del Cinema di Roma Zero è considerato per lo più come un film politico, politicamente scomodo, pertanto negato al grande pubblico.

In realtà Zero è l'unico film italiano che analizzi e affronti in maniera critica la versione ufficiale sui fatti dell'11 Settembre 2001 fornita dal governo americano.

Partendo da un'inchiesta di Giulietto Chiesa tre narratori d'eccezione, Dario Fo , Lella Costa e Moni Ovadia accompagnano lo spettatore nella ricostruzione dell'evento che ha sconvolto il mondo intero e che a distanza di sette anni continua a lasciare dubbi su quanto sia realmente accaduto quel giorno.

GruppoZero Distribuzione


Chiunque si accosti (ammesso che ne abbia la fortuna) a questo documentario con la speranza di trovare delle risposte a quello che realmente accadde l' 11/9 di ormai quasi 7 anni fa, rimarrebbe assai deluso.
L'inchiesta non fa altro che suscitare una quantità infinita e insolubile di nuove domande.

Sarebbe semplicistico ridurre il contenuto della pellicola ad una teoria "cospirazionista", si può solo prendere atto che tutto quello che ci hanno detto su ciò che accadde quel giorno E' FALSO, ma non per questo gli autori sono in grado di stabilire ciò che E' VERO.

Quello che sa per certo chiunque riesca a vedere Zero - Inchiesta sull'11 Settembre è che le TORRI NON POTEVANO CADERE, IL PENTAGONO NON è STATO COLPITO DA UN BOEING e AL-QUAEDA NON è CIO’ CHE CI HANNO SEMPRE DETTO ESSERE.

A dare sostanza alle tesi esposte sulla falsità delle argomentazioni ufficiali sono stati chiamati esperti dei vari campi: per quanto riguarda le Torri sono stati intervistati costruttori, fisici, esperti in fusione dei metalli; per quanto riguarda l'attacco al Pentagono sono stati chiamati piloti, istruttori di volo e controllori di volo; per quanto riguarda Al-Quaeda ha parlato un esperto di relazioni internazionali e un ex dipendente del consolato americano di Jeddah (Arabia Saudita).

Ma andiamo con ordine:

PARTE PRIMA: TWIN TOWERS - BUILT TO RESIST:

Ci hanno detto che LE TWIN TOWERS SONO CADUTE A CAUSA DELL'ECCESSIVO CALORE PRODOTTO DALL'INCENDIO SVILUPPATOSI DOPO L'IMPATTO DEI DUE AEREI DI LINEA: falso!

-Le torri, come dichiarato (prima degli attacchi) da chi le costruì, erano state progettate per resistere all'attacco di  uno o più aerei di linea;
-Tutti abbiamo sempre pensato che l'incendio fosse intenso lì dove l'aereo si schiantò, MA c'è la testimonianza di un sopravvissuto che è riuscito a scendere da un piano superiore al piano dell'impatto fino a piano terra, attraversando quella zona e affermando che ‘Sì, il fuoco c'era, ma non era certo "un inferno di cristallo".
Oltre a questa testimonianza ci sono alcuni scatti daI quali si vede perfettamente che al livello dell'impatto ci sono persone ANCORA VIVE, senza la presenza di fiamme.

Come se ancora non bastasse il fumo che esce dalle torri è un fumo NERO, senza ossigeno, segno che l’incendio non si stava alimentando, ma si andava estinguendo.

-E' stata simulato l'attacco alle torri e si è visto chiaramente che lA STRUTTURA DELLE TORRI NON POTEVA CEDERE: con quella quantità di carburante (circa 6,5 tonnellate) e in 45 minuti (il tempo che le torri hanno impiegato a crollare) il calore sviluppato era di circa 800°, ma per far crollare una struttura come quella delle Twin Towers SAREBBE CORLLATA SOLO SE SI FOSSE SVILUPPATA UNA TEMPERATURA DOPPIA (ca 1600°).
MA: la versione ufficiale, ottenuta attraverso calcoli fatti da software e senza alcun esperimento, dichiara che le torri potevano cadere. Nella versione ufficiale, sono state raddoppiate le tonnellate di carburante e il tempo di esposizione del metallo al fuoco. Se ci fossero state 13 tonnellate di carburante e 90 minuti di incendio, allora sì le torri sarebbero effettivamente potute cadere, ma così non è stato, lo abbiamo visto tutti con i nostri occhi.

Piccola ironia della sorte: qualche mese dopo a Madrid scoppiò un enorme incendio che coinvolse un grattacielo, la torre bruciò per ore e ore MA NON CROLLO'... strano eh?

Arriviamo al punto più succulento della narrazione:

-Una sopravvissuta, particolarmente intelligente (possibilità che forse chi aveva progettato l'attentano non aveva contemplato) raccolse una manciata di polvere delle macerie di Ground Zero per farla analizzare in laboratorio.
Cosa è stato trovato nella polvere? Gocce di metallo fuso. Come ci è stato spiegato da un esperto le gocce di metallo diffuse in tutta la polvere derivante dalle macerie di un crollo è presente se, E SOLO SE, viene usata la TERMITE.
L
a termite si usa SEMPRE in occasione di DEMOLIZIONI PROGRAMMATE, perché è un composto chimico che sviluppa una quantità di calore in grado di liquefare la struttura di metallo con cui costruzioni come le torri gemelle sono costruite.


Come se non bastasse:
-I piani crollano in sequenza e la velocità di caduta è di 7-8 secondi: le torri vanno giù in CADUTA LIBERA.


Ma tutto questo, come ci spiegano un fisico ed un costruttore, è IMPOSSIBILE in un crollo spontaneo:

E' impossibile che i piani crollino tutti in sequenza per un motivo molto semplice: a parte i 5 (se non erro) piani coinvolti dall'impatto, tutta la struttura sottostante era perfettamente integra: ammesso e non concesso che si fosse sviluppato in incendio tale da  incurvare verso l'interno i piani interessati dall'incendio, gli altri, data la loro integrità, avrebbero dovuto opporre RESISTENZA.
RESISTENZA che non c'è stata, dal momento che la velocità di caduta è LIBERA!

-Testimonianze: il portiere delle Twin Towers, un giovane ispanico, pluridecorato da Bush come eroe per aver salvato 22 persone ha dichiarato le seguenti cose:
1) ancora prima dell'impatto dell'aereo sulla prima torre, sentì una forte, fortissima esplosione; subito dopo vide correre verso di lui un uomo con le braccia protese in avanti e la pelle strappata e attaccata alle punte delle dita (come se avesse un guanto rigirato attaccato alle punte) e senza pezzi di viso: questo indica che ANCORA PRIMA dell'impatto del BOEING un'esplosione, forse andata fuori controllo, aveva già interessato l’edificio.
2) Il portiere e i sopravvissuti (17 pompieri e 22 civili) hanno dichiarato di aver udito delle esplosioni in sequenza: inutile starvi a spiegare che le esplosioni erano causate dall'azionamento della termite, vero?
3) L'eroico portiere ha citato in giudizio Bush, Rumsfeld, Ashcroft e Condoleeza Rice per i fatti dell' 11/9 e ovviamente ha perso tutto quello che aveva (lavoro e casa).

Sulla testimonianza (rigorosamente a porte chiuse) del portiere è stata fatta una bella striscia con la biro e tutti i testimoni che lui aveva indicato NON SONO MAI STATI CHIAMATI a DEPORRE.

PARTE SECONDA: IL PENTAGONO ossia LA BEFFA

La
seconda parte del documentario relativa all'attacco al Pentagono è, senza dubbio, molto divertente tanto che, non mi vergogno a dirlo, sono passata dalla commozione della parte precedente, alla riso amaro (ma pur sempre riso) della seconda:


E, ditemi voi, come si fa a non ridere nel momento in cui la versione ufficiale dichiara che il Boeing 757, di cui non vi sono rimaste tracce, si è VAPORIZZATO?!?
Qua ci hanno proprio preso per il culo, e si sa, essere presi per il culo fa male...

Ma andiamo ancora una volta con ordine:

-la prima cosa che anche il mio cane vedrebbe ad occhio nudo è che il buco in cui questo presunto Boeing 757 è entrato è troppo piccolo: il Boeing è largo 38 metri, mentre il foro fatto sulla facciata del Pentagono è di soli 5 mt.
La prima cosa che viene da dire è:" 'ndo cazzo stanno le ali? forse che il boeing le abbia chiuse come una libellula prima di sfondare il Pentagono?” Sounds strange...

-Il giorno dell'attentato non furono ritrovati i frammenti dell'aereo; e occorre tenere ben presente che parti come i motori dell'aereo hanno bisogno di temperature pari a circa 3000° (ancora di più delle strutture in metallo delle TWIN TOWERS) per liquefarsi.

Dunque la teoria della gassificazione dell'aereo è una sonora minchiata.

-E' stato chiesto al pentagono di mostrare i video dell'impatto tra aereo e Pentagono; premettendo che il Pentagono è sorvegliato da 86 telecamere, chi di dovere ha deciso di mostrare solo 4 filmati, di cui 2 sono inutili, perché non mostrano il luogo dell'impatto.

Gli altri due mostrano effettivamente qualcosa che non somiglia affatto ad Boeing, perché troppo piccolo, che effettivamente si infrange contro l'edificio.
Ufficilamente l'aereo non si vede "perché è troppo veloce"  (ehm...come vedremo più avanti non è aerodinamicamente possibile che un Boeing voli rasoterra "velocemente");
Accortisi che forse questa versione avrebbe offerto il fianco a critiche, ne è stata data una successiva: è stato detto che l'aereo non si vede, PERCHE' E’ PASSATO TRA UN FOTOGRAMMA E L'ALTRO.
Ahhh, ora sì che ci credo.

-Ma torniamo alla gassificazione dell'aereo: la cosa ancora più simpatica sapete qual è?  E' che qualche giorno dopo l'attentato, una volta capito che questi motori non potevano essersi vaporizzati... i motori sono apparsi nel Pentagono. Finalmente si sono ritrovati i motori,
allora sì... dev'essere stato il Boeing...

Ma pur volendo credere alla versione ufficiale le LEGGI DELL'AERODINAMICA CE LO IMPEDISCONO!

Secondo la versione ufficiale il Boeing avrebbe volato per parecchi metri a 750 KM/h ad un'altezza di soli 6-7 metri da terra: esperti di volo ci hanno detto che tutto questo è CONTRO LE LEGGI DELL'AERODINAMICA: l'aria a sei metri da terra è troppo densa!

A dare il colpo di grazia a tutta questa buffonata ci pensa un istruttore di volo che spiega che
un BOEING non avrebbe potuto compiere la manovra di virata che avrebbe compiuto l’aereo dirottato per giungere dalla sua traiettoria prestabilita al Pentagono: i Boeing sono programmati per volare in linea retta, non per fare acrobazie e, come afferma un pilota intervistato, un pilota esperto con molti anni esperienza avrebbe avuto bisogno di una ventina di tentativi prima di centrare l'obiettivo. Che la manovra l’avessero fatta i dirottatori risulta improbabile, dal momento che, come vedremo più avanti, questi dichiarano che i loro allievi erano davvero incapaci a far volare anche un monoposto.


MA C'è DI PIU': CI SONO I PROTOCOLLI:

Come ha spiegato un controllore di volo quel giorno (tenete presente che le torri erano già state attaccate, la situazione era non da codice rosso, ma da codice fucsia) lo spazio aereo del luogo più sicuro del mondo è stato violato senza che entrassero in funzione quei protocolli che, fino al giorno prima, erano serviti per monitorare lo spazio aereo su New York e sul Pentagono.

Come spiega il controllore di volo ogni volta che:

a) un aereo perde il contatto radio con la torre di controllo;
b) devia dalla sua traiettoria;
c) entra nello spazio aereo protetto di New York

si mette in atto un protocollo che prevede che in un nanosecondo i caccia si alzino in volo e, ZAC! se l'aereo sospetto non viene identificato, i caccia hanno IL DOVERE di abbatterlo.
Quel giorno tutte queste tre infrazioni sono state compiute, MA nessun caccia si è alzato in volo. PERCHE'?

-Ma c'è di più (ancora di più? sì ancora di più):

tre mesi prima dell'attacco Rumsfeld cambiò il protocollo secondo cui i caccia dovevano entrare in azione.
Come spiegato ancora dal controllore di volo, fino al giugno 2001 esistevano 2 protocolli, uno veloce che prevedeva l'entrata in azione dei caccia senza necessità di autorizzazione da parte del ministro della difesa e l'altro lento in cui prima di agire si doveva avere l'ok di Rumsfeld.
Tre mesi prima Rumsfeld DECISE DI eliminare il protocollo veloce: questo significa che per ogni intervento bisognava "telefonare a Rumsfeld e chiedere il permesso".
E indovinate cosa successe 11/9? Rumsfeld NON  RISPOSE AL TELEFONO. I caccia RIMASERO A TERRA ed il resto lo conosciamo.

Salvo poi ritornare al protocollo veloce il 12 /9. Non vi suona strano?
NB: fino all'11/9 gli interventi dei caccia erano stati 67.
Come esemplificato dal controllore di volo la situazione che si venne a creare col solo protocollo lento era la stessa in cui, mutatis mutandis, uno chiama i vigili del fuoco e si sente rispondere: "Non possiamo intervenire perché il sindaco è fuori a colazione e non ci dà l'autorizzazione, bruci pure, a risentirci".

Un'altra cosa interessante: è stato fatto il parallelo tra quello che accadde circa 60 anni prima a Pearl Harbour: tutti i responsabili della sicurezza nazionale furono rimossi dai loro incarichi, per ovvi motivi.
SETTE ANNI FA PER GLI STESSI MOTIVI TUTTI I RESPONSABILI SONO STATI PROMOSSI.
I responsabili della difesa nazionale per non aver difeso la loro nazione sono stati PROMOSSI (quando si dice avere il culo in faccia...)


PARTE 3: AL-QUAEDA ossia Al-Queda malumat= database

Al-Quaeda è una parola che, come sappiamo più o meno tutti dall'11/9/01 significa LA BASE.
A
l quaeda malumat significa database: indica, più precisamente, il database di Mujaheddin che combatterono contro le forze sovietiche negli anni '70. Come tutti saprete, quei mujaheddin erano armati ovviamente dagli USA.

Quello che quasi nessuno sa è che questo database di mujaheddin è costituito da persone "a libro paga della CIA" (la CIA.. mi pareva strano che ancora non fosse saltata fuori) che li utilizza per lavori "sporchi".
In effetti questi lavori sono talmente sporchi che la società da cui dipendono non è neanche la CIA stessa, ma una società controllata che fa lavori ancora più sporchi di quelli che fa la stessa CIA (e ce n'è di che rabbrividire).
Ad esempio questi mujaheddin furono utilizzati durante il conflitto jugoslavo e successivamente in Kossovo con la mansione principale di organizzare attentati.

Questi simpatici signori entrano negli USA principalmente attraverso il Consolato Americano di Jeddah dove, come ha spiegato chi in quel consolato ci ha lavorato rivestendo cariche importanti (di preciso non ricordo) dall''87 all' '89, ha dichiarato che vi lavorano membri della CIA sotto copertura proprio per facilitare l'ingresso di questi soggetti poco raccomandabili negli USA.

E qui accade un fatto “strano”: tutti i 19 membri del presunto commando di attentatori (ma su questo punto ne ho da dirvene delle belle in seguito) hanno ottenuto il visto proprio dal consolato americano di Jeddah. La persona intervistata di cui sopra ha dichiarato di aver telefonato, dopo l’11/9, a New York per spiegare le procedure con cui operavano in quel di Jeddah e, dopo essere stato rimpallato di ufficio in ufficio, gli è stato detto: "Ok, grazie, la richiameremo noi" e ovviamente non è mai stato richiamato.

 
Ma veniamo al  CAPITOLO ATTENTATORI che secondo me è il più divertente in assoluto:


-gli attentatori, quelli le cui facce abbiamo visto e rivisto durante i TG, l'incarnazione del grande male, i 19 estremisti che hanno causato cotanto terrore: SONO VIVI!
Cioè... SONO VIVI e alcuni hanno anche preteso le scuse ufficiali, per diffamazione ovviamente.
Scuse che hanno ufficialmente ricevuto, ma di cui non ci hanno mai ufficialmente informato.


Ma c'è di più, ancora di più. Sì lo ammetto, il documentario sarebbe potuto durare la metà e già ci avrebbe convinto tutti sull' incongruenza della versione ufficiale dataci, ma già che ci stiamo diciamo tutta la verità, nient'altro che la verità.

-I presunti attentatori nei giorni precedenti agli attacchi misero in scena delle vere e proprie farse per dare nell'occhio il più possibile e far pensare che stessero per compiere un attacco.
Mohammed Atta si era rivolto ad una banca chiedendo un prestito di circa 635'000 dollari motivando la richiesta alla dipendente della banca dicendo di “voler montare un serbatoio di carburante da 13 tonnellate su un aereo che avrebbe preso in affitto”. Di fronte all'ovvio rifiuto della signorina, Atta cominciò ad inveire minacciando di tagliarle la gola di fronte a tutti e cercò anche di comprare a tutti i costi un poster del Pentagono appeso alle pareti dell’ufficio.
Ora vi sembra che un membro di una cellula terroristica che sta per entrare in azione si comporterebbe in un modo tanto avventato? A me sembra, come al solito, strano...

E ancora: i due attentatori che avrebbero dirottato uno dei quattro aerei (non chiedetemi i nomi, ricordo solo che iniziavano per Al- qualcosa) due giorni prima dell'attentato si recarono a Portland a fare bisboccia (venero notati per il loro comportamento violento e per aver alzato troppo il gomito, cosa insolito per un estremista talmente convinto che sta per morire da kamikaze).

I due rientrano a Boston o a Duelles (ora non ricordo esattamente) il giorno dopo, solo 30 minuti prima che decolli l'aereo che devono dirottare.
Va bene che gli aerei americani non ritardano come quelli italiani, ma in un giorno così "importante", in un giorno che non ammette ritardi è difficile pensare che i due se la prendano così tanto comoda.

- Ma c'è ancora di più: le immagini che ci hanno mostrato le tv americane sul presunto imbarco di questi due dirottatori sull'aereo dirottato  mostrano l'imbarco verso Portland, non quello verso New York, eppure ci hanno detto l'esatto contrario.

Parte 4: Al-QUAEDA è UN'ORGANIZZAZIONE SALAFITA: falso

Voi giustamente direte: e sti cazzi. E mica tanto.
La corrente salafita è una delle più intransigenti all'interno del mondo musulmato e quella che prevede di rispettare alla lettera le prescrizioni di Maometto dunque:
-in un filmato si vede Bin Laden con un bell'anellone d'oro da burino der Quadraro...ma ai salafiti è vietato indossare monili in oro.
-ovviamente il fatto che i vari attentatori siano stati visti consumare alcol, bestemmiare e fare uso di droghe (Mohammed Atta, come riferito dalla sua ex fidanzata, PIPPAVA COCAINA!) non fa pensare che fossero poi così tanto salafiti.

Ma come si è risalito ai nomi di questi 19 terroristi? (da notare che per altre inchieste molto meno complesse ci vogliono anni per identificare tutti gli esecutori, qui gli Usa hanno impiegato solo 3 giorni, strano eh?)

Si è risalito ai nomi dei 19 terroristi dopo aver ritrovato a qualche isolato dalle macerie di Ground ZERO il passaporto di uno degli attentatori. Ora ci hanno detto che la struttura di metallo che non si poteva liquefare si è liquefatta, ma la carta del passaporto in tutto quel marasma è rimasta intatta...


Ma ancora: sono stati ascoltati gli istruttori di volo dei presunti attentatori: tutti giurano che questi 19 soggetti erano ASSOLUTAMENTE INCAPACI DI FAR VOLARE ANCHE UN MONOPOSTO, figuratevi un BOEING. Addirittura l'istruttore di volo dei due attentatori quelli che andarono a Portland afferma: "Sarebbe stato come far volare Scemo e + Scemo"...

L'ANEDDOTO: SIMULAZIONE DI UN ATTACCO NUCLEARE ALLA SEDE DEL PARLAMENTO EUROPEO

Arrivati alla fine del lungo elenco di "incongruenze" chi ha avuto la pazienza di arrivare fin qui si merita l'aneddoto più divertente, raccontato da Giulietto Chiesa in persona che di quel Parlmento è deputato.
In aula viene mostrata con una presentazione in Power Point tutte le varie fasi di un attacco nucleare e le relative conseguenze poi, forse inserito in un attimo di goliardia, la presentazione prosegue con un filmato di Bin Laden che rivendica l'attacco nucleare.

Al che, uno dei deputati si è alzato in piedi (suppongo tra il perplesso e l'incazzato) ed ha giustamente fatto notare che avevano dato la prova lampante che i video di Bin Laden potevano essere fatti per ogni occorrenza.
E' tesi di Giulietto Chiesa che i video, tutti i video di Bin Laden, siano falsi (e vabbè che tale dubbio c'era venuto pure a noi senza che l'esimio giornalista/deputato ce lo venisse a dire) e che l'audio sia montato a parte, poiché non combacerebbe col labiale.
Il buon Giulietto ce li avrebbe pure questi filmati da farci analizzare ma, dice lui, gli è stato impedito. E vabbè noi ci si contenta di vedere 4 filmati in cui si vede benissimo che i 4 che parlano a nome di Bin Laden sono 4 persone una diversa dall'altra.

CONCLUSIONI: LA GUERRA AL TERRORE E' INFINITA

C'è un terrorista in una grotta afgana... ci vorrebbe James Bond per trovarlo..
ma, noi si butta le bombe sulle case di fango, magari prima o poi si piglia pure lui...
Come strategia obbiettivamente non fa una piega, vé?

Io ora non mi sento di gridare alla cospirazione, non mi va proprio di pensare che il Governo degli USA abbia ucciso 2'801 civili per poter dichiarare guerra prima in Afghanistan e poi in Iraq. E’ una teoria che mi fa troppa paura per poterla accettare.

Senza contare che se gli attentatori sono vivi rimane da capire chi ha materialmente eseguito gli attacchi e, se contro il Pentagono si è lanciato un razzo, come si potrebbe supporre dopo aver visto i filmati rilasciati dal Pentagono, rimane da scoprire dove è stato fatto schiantare il terzo aereo.

L'unica cosa che chi ha lavorato a questo film chiede, è la riapertura dell'inchiesta ufficiale.

Per chiunque abiti a Roma è ancora possibile vedere il documentario nei seguenti cinema

POLITECNICO FANDANGO dal 1 maggio all'8 maggio  (18.30 - 20.30 - 22.30)
CINEMA DON BOSCO 4 maggio (20.45)
CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE 7 - 14 - 21 - 28 maggio (20.30)


 




parola di trinitysdc alle ore 12:28 | linkami | commenti (16)
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giovedì, 17 aprile 2008

Gone Baby Gone

gone

Gone Baby Gone


Un film di Ben Affleck. Con Casey Affleck, Michelle Monaghan, Morgan Freeman, Ed Harris, John Ashton, Amy Ryan, Amy Madigan, Titus Welliver. Genere Drammatico, colore 114 minuti




Allora io inizierei col dire che su Ben Affleck non avevo alcun pregiudizio dal momento che i suoi filmetti li avevo tutti accuratamente evitati un po' per perizia un po' per culo, a parte il finale di Pearl Harbor, visto distrattamente in tv.


Piuttosto, dato il riscontro positivo visto in rete, mi sono fiondata nell'unica sala romana (fortunatamente a me piuttosto vicina) per vedere questa bella sorpresa cinefila del 2008!

E la sorpresa c'è stata.

Con un volo pindarico mi viene spontaneo ricollegare quest' opera a Cassandra's Dream e Before the Devil Knows you're Dead, per la totale assenza di speranza che accomuna queste tre pellicole: gli Usa escono massacrati da questi tre ritratti nei quali domina la più completa assenza di fiducia nell'uomo anche quando si tratta dei rapporti di parentela più stretti (rispettivamente due fratelli e uno zio, due fratelli e un padre e, da ultimo, una madre e una figlia).

L'effetto è devastante, la sensazione è di un senso di oppressione claustrofobica, di angoscia cosmica per la desolazione immensa che si vede e che raggiunge il massimo nel momento in cui  si ha la sensazione di non aver realmente capito cosa sia avvenuto quella notte, fino al doloroso e dilaniante epilogo finale.

Si rimane con la domanda in testa: "Sì, ma io cosa avrei fatto?", col dolore di dover scegliere, e non saperlo fare, tra la legge è il minimo di buon senso, o senso pratico (o non so neanche io cosa sia) che prevederebbe di prendere la decisione migliore per il minore in questione.

Affleck coinvolge fin dal primo momento, portando la macchina da presa in quei sobborghi fatiscenti di Boston in cui madri sbandate, pedofili in libertà e drogati di tutti i livelli sono la prassi, accarezzando quei volti, quei corpi immensamente ciccioni e sudaticci; ci fa veramente sentire al puzza della fogna in
cui ha ambientato la sua tragica storia.

Interessante la riflessione sul rapporto uomo-bambino, cosa sia giusto che un adulto faccia per preservare l'integrità dell'infanzia, argomento su cui ho iniziato da ieri un testa a testa con me stessa su cui ancora non so decidermi. Meno complicata è al risposta su cosa fare di un pedofilo, lì

Grande prova di Affleck, coinvolgente, emozionante, avvincente e disarmante. Suportato sicuramente davanti alla macchina da presa dal fratellino Casey (un'espressione compressa, perennemente tesa, che raramente si lascia andare a qualche smorifa), che dopo L'Assassinio di Jesse James non può che dare conferme , da Morgan Freeman su cui non è necesario dire altro, e da Amy Ryan, la cui candidatura agli Oscar mi era del tutto sfuggita (mea culpa). L'unica nota stonata è Michelle Monaghan piuttosto inespressiva.

Inutile dire che vi consiglio di vederlo, suonerebbe come una presa in giro, data la presenza in sole 6 copie in tutta Italia; io mi ritengo davvero fortunata.

Ps: ma Remy Bressant non sembrava la copia brutta è invecchiata del Nikolai di Eastern Promises???
parola di trinitysdc alle ore 22:24 | linkami | commenti (20)
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giovedì, 17 aprile 2008

Solo per chiarezza

Ora, dopo avervi rivelato le 5 zone d'ombra (Mario, me la pagherai!! ^^) non voglio ulteriormente istigarvi al mio personale pubblico dileggio ma...
Ma devo fare chiarezza, xké a passare per fan di Gigi D'Alessio non ci sto!
E no, cazzo!


Quindi fate lo sforzo di cliccare su play e ascoltare per almeno 5 secondi... sentirete che è tutta un'altra muscia, migliore o peggiore non so, ma a me piace.

Questa è la canzone dello sscandalo:




Ora potete dirlo: che coatta dentro!!
A presto con Gone, Baby Gone: un film della madonna!
parola di trinitysdc alle ore 09:14 | linkami | commenti (7)
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lunedì, 14 aprile 2008

Zone d'Ombra

Qualcuno di molto perfido mi ha diabolicamente coinvolto in questo giochino perverso in cui ognuno dei nominati deve riferire pubblicamente le sue "zone d'ombra".

Dunque farò "outing" su un po' di cosette:

Ho grosse difficoltà nel seguire film dalla trama complessa: per fare un esempio: l'altro giornovedevo Bullitt del grande McQueen, su suggerimento del McQueen de' noantri e non potete capire che fatica. Non ricordo i visi, per non parlare dei nomi.. insomma una tragedia

Kleptomania: ma de che?!?
L'unica volta che ho rubato una cosa (era una foto di Leonardo Di Caprio, ai tempi in cui se non vedevi minimo 3 volte di seguito Titanic al cinema non eri nessuno!) l'ho riportata il giorno dopo al negozio...
Ora non so se mi devo vergognare più per il furto, che per tutto il resto. Voi dite il resto eh... Mi sa che avete ragione!

Sono intollerante: ho le mie categore mentali in cui incasello ordinatamente tutto il mondo e difficilmente qualcuno potrà farmi cambiare idea su diversi punti.
Nella fattispecie, per Trinity sei idiota se:
-Sei donna e ti rifai le unghi: no dico, voletemi convincere che spendere più di 100 euro per 10 pezzi di plastica sulle mani (con cui non potrei neanche scrivere alla tastiera) sia una cosa intelligente?
-possiedi (o desideri possedere) una Mini;
-voti berlusconi/santanché etc etc.
-spendi più di 30 euro per un paio di jeans e più di 20 per una maglietta.
Ragà non ci provate nemmeno, farmi cambiare idea è impossibile, poi che c'entra amici come prima...

Odio l'ordine e odio riordinare le mie cose quando arrivano ospiti: se ti piace la mia camera è così, se no puoi anche rimanere fuori. Qui una foto della mia camera scattata in un momento in cui ne ero particolarmente orgogliosa. Vi siete spaventati? Beh questo fondamentalmente è lo specchio della mia anima. Io sono così... ehm... impicciata!

Mi piacciono due canzoni di Gigi D'Agostino, e ben 3 di Bob Sinclair: cosa che per me che evito le discoteche e tutto ciò che vi ha a che fare è veramente inconcepibile, ma tant'è. I brani nella fattispecie sono Bla,Bla,Bla e Un Deux Trois di Gigi Dag (che mi ricordano il periodo discotecaro dei prima anni di liceo) e World Hold On e Rock This Party di Bob Sinclair. Ce ne sarebbe una terza, ma ora non mi sovviene il titolo.
Prendetemi pure per il culo ora...

Sono una maledetta perfezionista: è uno dei miei più grandi limiti, perché se da un lato mi impegno al massimo in quello che faccio, dall'altro mi demoralizzo subito alle prime difficoltà.
Il difetto più grande che cambierei se potessi...

Bella ragazzi, vi siete divertiti a leggere gli affucci miei ora it's your turn!
Vediamo un po' le zone d'ombra di:
-Pickpocket83
-MrDAVIS
-Lorenzo
-Claudio Casaz
-
MrHamlin

I primi due perché di loro mi sono fatta un'idea molto positiva che non riesco proprio a pansare a eventuali zone d'ombra; gli altri tre perché mi sono simpatici ma non li conosco ancora abbastanza!
parola di trinitysdc alle ore 21:33 | linkami | commenti (20)
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sabato, 12 aprile 2008

Riprendimi

riprendimi

Riprendimi


Un film di Anna Negri
Con Alba Rohrwacher, Marco Foschi, Valentina Lodovini, Stefano Fresi, Alessandro Averone, Marina Rocco, Cristina Odasso, Francesca Cutolo. Genere Drammatico, colore 96 minuti





In un momento in cui avevo deciso di smettere di scrivere per mancanza di tempo, di ispirazione ed altri vari ed eventuali motivi mi piomba davanti agli occhi Riprendimi, esempio fulgido di cinema italiano indipendente. Il ribollire delle viscere è più forte di qualsiasi motivazione razionale e di qualsiasi pressante impegno: devo scrivere, perché scrivere di un film è riflettere e scrivere di un film del genere è riflettere su se stessi prima di tutto.

Brevemente la trama per chi non la conoscesse:

Lucia e Giovanni sono una coppia di precari su cui una coppia di amici di lui, registi sfigati, decide di girare un documentario sul precariato. Ma durante le riprese la coppia va in crisi e così i due si trovano costretti a ricalibrare il tutto e a trasformare il documentario sui precari in documentario sul precariato della vita moderna in un'accezione più ampia che comprende anche gli affetti e le relazioni con gli altri.

Ma veniamo a noi.
Riprendimi è un film che ti maltratta. Uno di quelli che non ti bastano i titoli di coda per "riprenderti", uno di quelli che fai fatica ad alzarti perché ti accorgi di essere rimasto nudo di fronte allo schermo e di aver visto te stesso girare a vuoto insieme ai personaggi.

Il matrimonio è da posto fisso. In una società precaria, in una società liquida, non possono che esistere picchi, di amore, di sesso e di felicità; iniziata la curva discendente bisogna salire su un'altra giostra e ricominciare il giro.

Punto di vista questo, tutto maschile, rappresentato da Giovanni, che ai primi segni di stanchezza della storia con Lucia, con la quale condivide il tetto da tre anni e un figlio da poco meno, imbocca la porta di casa e se va via con la scusa di dover "ripensare a se stesso".

Per lui ritrovare il sesso, l'amore, la felicità, in un'altra donna appare semplice, tanto che con questo ritrova anche l'estro creativo tale da tornare in teatro con un suo spettacolo.

Le professioni dei due ragazzi non sono affatto casuali: Giovanni è un attore e Lucia una montatrice; tutta la vita di Giovanni sembra una recita, l’assenza di sincerità è la sua cifra caratteristica: recita con Lucia finché lei non si accorge della presenza di un'altra, con l'altra mente quando racconta che con la moglie è tutto chiarito.

Lucia, invece, lavora al montaggio, è un lavoro che le piace, quello di riprendere tutti pezzettini, come dice lei, e dare loro un senso. Lavoro duro però quando ad essere in frantumi è la sua stessa vita, il suo sogno, "la sua maternità felice". La donna e in questo film rappresenta la saggezza. Saggezza, potenziata al massimo, quando c'è un figlio da crescere.

Per quanto più difficile, l'esperienza di Lucia è più consolatoria, offre speranza, è una via in salita, ma più sta stabile e sincera. Cerca anche lei il sesso, ma lo rifiuta al momento dei fatti, e, a dispetto di chi la vorrebbe etichettare “sesso debole” sa trovare le sue certezze senza ricadere tra le braccia di un altro uomo. Anzi, lei stessa definisce Giovanni un tossico. Perché, senza Valentina, Giovanni probabilmente sarebbe tornato a casa. Ma la sirena della felicità perpetua chiama e lui non sa negarsi.

Molti, nel film, i riferimenti alla comunicazione di massa che propone dei modelli di vita palesemente irraggiungibili, prima di tutto questo inno alla felicità da cogliere al volo, da non lasciarsi scappare, questo piacere immediato da consumare a tutti i costi.

La felicità... non è un caso che la parola ricorra così spesso. Ci si interroga su cosa sia la felicità: l'innamoramento è la felicità? Sentirsi vivo è la felicità? La realtà è che felicità non è molto di più che una parola vuota quando si cerca di renderla qualcosa di più di un fugace attimo.

"Si ma che fai, ogni volta ricominci da capo?" dice un collega di Giovanni al nostro Peter Pan.

E, come dice giustamente Lucia, quello che viene dopo è l'amore: dove per amore diventa spirito di sacrifico, quel sacrificio del proprio ego per tenere unito quello che si è creato, la propria famiglia, il proprio figlio.

Riprendimi è una riflessioneimplacabile sulla nostra società, che non abbiamo costruito, ma ci hanno lasciato in eredità i nostri nonni e i nostri genitori, senza averci dato le armi e gli strumenti per capirla, la bussola per capire che il nord non è quello che si vede in tv.

Riprendimi gioca già dal titolo su un doppio binario, quello della telecamera che riprende questo strambo documentario sulla vita, di cui gli stessi autori non capiscono il senso, ammesso che ne abbia uno; e gioca anche con il desiderio di Lucia di essere ripresa dal marito, lampante nel momento in cui lei si getta ai suoi piedi e infine Riprendimi potrebbe anche alludere all'ultima volta, all'ultimo momento di amore e sesso (quella felicità e quella completezza che sembrano esserci solo quando le due cose vanno insieme,) consumata tra i due sposi, prima della separazione: prendimi ancora, per l'ultima volta prima di lasciare andare alla deriva quello che abbiamo costruito.

Malgrado il mio sproloquio però non attendetevi una mattonata, perché i toni riescono a rimanere leggeri, si ride spesso e si sorride ancora di più, la trovata delle interviste ai vari protagonisti è geniale per sviscerare ancora meglio il punto di vista di ognuno.
Gli attori sono tutti molto bravi ma a dare i brividi è la bruttina ma brava Alba Rohrwacher, dolcissima nelle sue inflessioni dialettali.

Eppure è un film che disturba, perché sai che quello che vedi è un mondo possibile, che quello che ti aspetta, arrivata alla quasi-vigilia dei trenta (parlo per me ovviamente) è del tutto possibile e altamente probabile.
Ora non fraintendetemi. Non ho paura di incontrare un Giovanni.
Ho paura di essere Giovanni.

Voto: 8.5
parola di trinitysdc alle ore 11:53 | linkami | commenti (18)
categorie: cinema, riprendimi
lunedì, 31 marzo 2008

Due per la strada

due per la strada


Due per la strada 
(Two for the Road)


Un film di Stanley Donen.
Con Albert Finney, William Daniels, Audrey Hepburn, Nadia Gray. Genere Commedia, colore 112 minuti. - Produzione USA 1967.




Che persone sono quelle che stanno zitte quando stanno insieme?

Le persone sposate!

E' un refrain che ricorre spesso in Due per la strada di Stanley Donen, con Audrey Hepburn, ormai eletta a mio personalissimo modello inarrivabile, e Albert Finney, quel padre che abbiamo tanto odiato e amato in Big Fish.

Stanley Donen, regista che mi sorprende ad ogni film (Sciarada e Cenerentola a Parigi sono gli altri due che ho visto finora) mette in mostra la sua personalissima visione del matrimonio, dell'amore e della vita con un film divertente, spiazzante (soprattutto per l'uso continuo dei flashback, di cui si serve per mettere in luce le contraddizioni dei personaggi) a tratti duro per poi ritornare su note più leggere a raccontare la convenzio borghese per eccellenza: il MATRIMONIO, altrimenti noto come LA TOMBA DELL'AMORE.

E proprio del matrimonio si fanno beffe i due giovani innamorati, Joanna e Mark,
conosciutisi per caso, innamoratisi all'improvviso e sposatisi quasi per scherzo; della coppia riviviamo la naturale discesa agli inferi che tutte (?) le persone sposate vivono: incomprensioni, tradimenti, problemi legati alla nascita dei figli, recriminazioni  per il troppo risentimento covato nel tempo...

La commedia, pur toccando dei momenti di reale intensità drammatica, è estremamente brillante e vivace, grazie proprio ai continui flashback e alle situazioni esilaranti vissute dai due giovani, soprattutto nella fase iniziale dell'innamoramento.

Nel complesso il matrimonio ne esce salvo, nonostante le numerose ammaccature, perché l'amore sopravvive a tutte le incomprensioni tramutandosi in altre forme e divenendo poi più solido quanto più si affina l'arte della sopportazione.

Finale dolce-amaro, il matrimonio va a vanti è vero, ma l'impegno per far sì che le cose funzionino dev'essere tanto da entrambe le parti. E non sempre c'è chi è disposto ad affrontarlo.

Film spassoso, da vedere rigorosamente in coppia: soprattutto se il rapporto è duraturo ci si potrà riconoscere, ci si potrà ricordare di come si era e riflettere insieme su cosa si è e su cosa si vuol diventare.
parola di trinitysdc alle ore 20:49 | linkami | commenti (10)
categorie: cinema, audrey hepburn, stanley donen, albert finney, due per la strada
venerdì, 28 marzo 2008

I consigli di Trinity

Vabbè che li ho già scritti qui, però oggi con tutte queste uscite mi sento particolarmente ispirata: tra film interessanti e da perculare ce n'è per tutti i gusti.

Il mio personalissimo film della settimana è: My Blueberry Nights.
Nonostante le voci dalla blogosfera non siano esattamente confortanti io ci voglio credere almeno fino a domani che questo film sia.. ehm..splendido come gli altri due di Kar-Wai che ho visto (Happy Together, per il quale mi cimentai in una visione in cinese sottotitolata in inglese, e fin qui poco male se non fosse che i sottotitoli avevano per lo più uno sfondo bianchissimo; e In the mood for love dalla grazia e dall' eleganza strepitosa)

Seguono:

Per uno solo dei miei due occhi: il film che racconta la guerra dal lato dei palestinesi fatto da un israeliano!!!!
Qualcuno ha ascoltato le mie preghiere espresse quando uscì l'ennesimo film, ora non ricordo quale, sugli ebrei e l'Olocausto! Dio c'è, lo posso dire!

Nessuna qualità agli eroi: mi intriga, ma non avrò tempo, già lo so. Se andate fatemi sapere se "le qualità" di Elio Germano mostrate nel film sono tali quali si raccontano!

Tutta la vita davanti: come già scritto qui, questo è un film con precari dalla notevole autoironia... lo passo volentieri. Non perché non ne sia dotata, ma perché Virzì, a parte Ovosodo, non mi hai mai garbato troppo

Walk Hard: ne ho letto un gran bene, ma...  la solita storia: poco tempo, pochi soldi e poche sale!

Tutti gli altri, indistintamente, saccentemente e violentemente verranno da me scagliati nella Gora dell'Eterno Fetore. ORA!
parola di trinitysdc alle ore 19:10 | linkami | commenti (14)
categorie: cinema, uscite della settimana, consigli di trinity
giovedì, 27 marzo 2008

Non vedo l'ora che esca il peluche al Disney Store :-)

Ragazzi io sto per avere una crisi dissociativa spazio temporale: in ufficio sono perlopiù proiettata verso i film in arrivo tra uno, due, a volte anche tre anni; torno a casa e mi catapulto indietro nel passato compiendo viaggi anche di una sessantina di anni... e il presente?

Mah... dopo aver visto certi film e certi interpreti, di andare al cinema a vedere lo Scamarcio di turno (anche se il regista è il Rubini che tanto amo) non ho proprio voglia e me ne sto qui indecisa sul da farsi anche oggi che il cinema costa un solo euretto!

[E, detto tra noi: "Porco cazzo ho perso il telecomando della tv!!!!"]

A parte questo penso che uno dei pochi film che mi farà correre al cinema sarà Wall-E!!

 wall-e


E' incredibile, ogni volta che vedoil trailer mi scende il lacrimone salato e non vedo l'ora che sia il 27 giugno! Saranno gli occhioni che mi ricordano ET, quelle manine metalliche così in cerca di calore, il viaggio nello spazio; in ogni caso
secondo me, my friends, questa sarà la vetta delle vette della Pixar e io sto già sbavando!

Tiè, beccatevi il trailer e sbavate un pochino anche voi!

parola di trinitysdc alle ore 18:41 | linkami | commenti (7)
categorie: wall-e
domenica, 16 marzo 2008

Ritorno al passato/2

Ormai ragazzi mi sono data al vintage: dopo Marlon Brando è stata un escalation di scoperte di veri e propri mostri sacri del cinema ai quali vorrei dedicare numerosi post: da Audrey Hepburn a Cary Grant, da Cukor a Mankiewicz, continuando con Billy Wilder e Hitchcock, passando per Marilyn Monroe e Charlie Chaplin e potrei continuare a lungo la mia ricca lista.

Oggi l'ispirazione mi conduce a parlare di due tra i film più apprezzati della lunga serie che ho visionato a tutt'oggi (penso di essere drogata e prima o poi finirò in una casa di cura per cinefili compulsivi! Almeno venitemi a trovare )

I due film in questione sono: La Costola di Adamo di George Cukor (1948) e Indovina chi viene a cena di Stanley Kramer (1967) entrambi interpretati dalla coppia più bella del cinema: Katharine Hepburn e Spencer Tracy, che dopo questi due film si guadagnano il mio modesto riconoscimento come "coppia impegnata di Hollywood".

Le due commedie trattano infatti due temi molto molto seri e purtroppo ancora attuali: parità dei diritti uomo/donna e  razzismo.

Ma andiamo con ordine:

La costola di Adamo: Cukor mette in scena una commedia briosa grazie alle due magistrali interpretazioni di questi giganti del cinema.
Entrambi sono avvocati ed assumono rispettivamente accusa e difesa dello stesso caso: una donna è accusata di tentato omicidio del marito e della sua amante.
A difenderla ci penserà Katharine che in aula diventa una leonessa determinata a difendere non solo la moglie tradita e maltrattata, ma tutte le donne, lottando affinché la legge sia uguale anche per il sesso "debole".
Spencer Tracy dal canto suo accusa l'imputata in modo piuttosto vile e arrogante senza rendersi conto della battaglia sociale condotta dalla moglie.

I due inizialmente bonari l'un l'altro nell'aula (fortissimie le scenette in cui lasciando cadere le rispettive penne per terra si lanciano bacetti e smorfie da sotto al tavolo, come due scolaretti),
inizieranno ad inacidirsi e a portare la controversia nella loro vita privata.

Completamente obnubilato da quello che ritiene un affronto da parte della moglie, Puccio
questo il soprannome del viceprocuratore Bonner, accuserà la moglie di essersi trasformata in un Uomo, in un AVVERSARIO e rivendicherà il desiderio di volere a fianco una DONNA-DONNA e non una DONNA-UOMO (Voglio una donna,
donna,donna/donna con la gonna,gonna,gonna!)

La calma in casa Bonner tornerà non senza colpi bassi da parte dell'una e dell'altra parte, volti a voler dimostrare ognuno le proprie ragioni, dando vita a situazioni divertenti come quella del "tentato omicidio" con tanto di pistola alla liquirizia.

Durante la visione non ho faticato ad immaginare i due, marito e moglie anche nella vita reale, lanciarsi insulti e colpi bassi per poi riappacificarsi nelle liti che saranno sicuramente occorse nei tanti anni di vita insieme. In una parola: commovente.

Film coinvolgente, esilarante, da donna non ho potuto che tifare per Katharine, che nel mio cuore si è già conquistata il posto  come miglior attrice di tutti i tempi (non a caso ha vinto più di ogni altra attrice con 4 Oscar e ben 12 nomination).


Indovina chi viene a cena: questo film è grandioso per molti versi: lo è per gli interpreti, dei quali ho apprezzato su tutti Katharine Hepburn, che a 60 anni e con le rughe è, se possibile, più affascinante di quando ne aveva trenta, e gli altri due giganti Spencer Tracy e Sidney Poitier: un cast che meglio assortito di così si muore.

Ma la cosa più interessante è che nel 1967, nel pieno fervore del movimento pacifista animato da M.L. King, l'anno prima in cui questi venisse ucciso, il cinema si interrogava sulla questione razziale in un modo molto diretto, mettendo in scena dialoghi che a tratti sembrano irreali, per quanto sono graffianti.

Una frase su tutte: "Neanche io pensavo che mi sarei mai potuta innamorare di un negro, ma è successo!" alle mie orecchie è suonata come un ceffone e non ho potuto che pensare: "Non può verlo detto davvero!"

Ma andiamo con ordine: questa commedia affronta il tema del razzismo e in particolare delle coppie miste.
L'"Uomo Nero" che vorrebbe portar via la giovane bianca e di buona famiglia, (una famiglia "liberal", in cui padre e madre hanno sempre predicato il buon principio secondo cui tra bianchi e neri non c'è nessuna differenza), dicevo l'uomo nero qui è un medico, ma non un medico qualunque un medico di fama internazionale...

Con mia sopresa l'unico neo che la famiglia trova per questa unione si riassume nella pigmentazione della pelle, e non nel fatto che fosse stato deciso dopo una conoscenza di soli 10 giorni o per la differenza d'età tra i due di ben 14 anni.

Oltre alla differenza tra bianchi e neri viene messa in luce anche quella tra universo femminile e maschile e tra la generazione adulta e quella giovane.

La sensibilità femminile, romantica e irrazionale, dopo un primo momento di perplessità, non esiterà infatti ad appoggiare un matrimonio basato sull'amore, mentre la razionalità maschile vedrà solo ed esclusivamente le difficoltà chei due giovani dovranno affrontare in un mondo che li avrebbe disprezzati per aver osato andare contro alla "naturale" distinzione bianchi/neri.

Altro contrasto, quello generazionale è splendidamente interpretato dal confronto tra padre e figlio (il giovane medico ed il vecchio padre postino) in cui il giovane rivendica il peso "sul groppone" che il padre ha e che tutta la vecchia generazione rappresenta per quella giovane, ostacolata nel tentativo di emancipazione dalla ghettizazione che i neri hanno accettato e a cui vorrebbero che anche i figli si sottomettessero.

I due daranno vita ad uno dei dialoghi più belli mai uditi che si riassume con la frase del brillante medico: "[...] Tu ti consideri ancora un uomo di colore, io mi considero un uomo".

Ancora una volta questa commedia ci regala una bella interpretazione di K. Hepburn e S. Tracy, nuovamente divisi e in disaccordo ma che finiranno per convergere (e ancora una volta è sempre Katherine ad essere dalla parte del giusto ).
Stupenda la dichiarazione d'amore che Matt Drayton (spencer tracy) fa a Mrs. Drayton, commovente se si pensa che Tracy morirà due settimane dopo la fine delle riprese di questo film, nono e ultimo accanto alla compagna di una vita.

Un film sorprendente, ironico, graffiante, tra i migliori 120 minuti mai spesi da queste
parti.
parola di trinitysdc alle ore 13:02 | linkami | commenti (23)
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sabato, 15 marzo 2008

Before the Devil Knows You're Dead

lumet

Before the Devil Knows You're Dead


Un film di Sidney Lumet

Con Philip Seymour Hoffman, Ethan Hawke, Albert Finney, Marisa Tomei, Aleksa Palladino, Michael Shannon, Amy Ryan, Sarah Livingston, Rosemary Harris. Genere Drammatico, colore 117 minuti. - Produzione USA 2007




Ahimé, lo so che i paragoni non si dovrebbero fare, ma non ho potuto non pensare,durante la visione del film a Cassandra's Dream e all'orrore visto anche in quell'occasione.

Ciò che rende queste pellicole gravemente disturbanti, almeno per me, è che queste sono, in qualche modo, un segno dei tempi e della società in cui vivamo.
Una società in cui il concetto di FAMIGLIA (che da quel poco che ricordo di Hegel era proprio il fondamento del vivere civile comune) va via via sgretolandosi fagocitato dall'unico dio dei nostri tempi: il denaro.

Di Lumet finora avevo apprezzato solo La Parola ai giurati e Pelle di Serpente: soprattutto quest' ultimo
mi aveva sconvolto per il finale diabolico, per la rappresentazione della cattiveria dell'uomo sull'uomo per il puro gusto della sopraffazione; ma qui Lumet va oltre.

Qui sgretola la dignità stessa dell'Uomo, nelle sue molteplici manifestazioni di figlio, di fratello, di marito e di padre.
Tutti falliscono e più di tutti Andy, un uomo apparentemente di successo (oh il successo, questo falso mito ammerigano che va a farsi benedire) i cui frammenti di vita si sfaldano e la cui consapevolezza può essere riassunta nella frase "Io non sono la somma delle mie parti".

Nel complesso è una rappresentazione serrata di una discesa vorticosa agli inferi da cui non si risale e con l'atto finale molto probabilmente Andy ha avuto la risposta che cercava alla domanda fatta al padre: "Sei sicuro che sia tuo figlio?".

La sensazione di disfatta, di fallimento è totale e, contrariamente a quanto potrebbe far pensare l'abominevole titolo italiano Dio non c'è per nessuno, non conforta e non guida nessuno, l'immoralità domina tutti in egual misura.

La strategia narrativa a flashback è tra le cose che ho apprezzato di più, permettendo di entrare
nel punto di vista di ognuno svelando in realtà un pezzo del puzzle aumentando l'ambiguità di ogni singolo dialogo: niente è come sembra ed il grande manipolatore, Andy, è il primo artefice di questa enorme macchina di cui finisce tuttavia per rimanere intrappolato.
parola di trinitysdc alle ore 12:30 | linkami | commenti (19)
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